NAZIONALISMO DEGENERATIVO

Una delle tragedie del 1848 consisté nel fatto che segnò il momento nel quale il liberalismo europeo cedette esplicitamente ai suoi più oscuri impulsi nazionalisti. Ciò avvenne essenzialmente perché, quando divenne chiaro il contrasto fra le diverse strategie e i diversi interessi territoriali delle varie aspirazioni nazionali, la maggior parte dei liberali prese a sostenere con forza le aspirazioni o i bisogni della rispettiva nazionalità. Raramente i liberali accettarono la prospettiva sostenuta dagli altri gruppi etnici, in quanto ciò avrebbe significato un implicito riconoscimento dell’esistenza di qualche buona ragione a fondamento di quelle diverse aspirazioni. In linea generale, semmai, preferirono negare agli altri popoli quegli stessi diritti e libertà che rivendicavano per se stessi.

IDENTITA’ NAZIONALE “CIVICA” ED “ETNICA”

I conflitti che si innescarono ebbero conseguenze a lungo termine per lo sviluppo del nazionalismo europeo. Gli studiosi operano spesso una distinzione tra forme di identità nazionale di tipo “civico” ed “etnico”.

CIVICO. Nel primo caso la nazione viene definita politicamente, come qualcosa che consegue dalla scelta, esplicita o implicita, dei singoli cittadini che la compongono di vivere assieme come nazione: così, secondo la famosa definizione che ne dette lo studioso francese Ernest Renan, la nazione è un tacito plebiscito quotidiano. In questo caso la nazione è semplicemente una comunità politica: la nazionalità alla quale una persona appartiene è definita dal suo desiderio di condividere gli stessi diritti politici e civili co gli altri cittadini e di vivere sotto le stesse leggi che govenano quel particolare Stato. Questa forma di nazionalismo ha ovviamente la capacità di assorbire come cittadini a tutti gli effetti gli appartenenti ai diversi gruppi etnici, la cui nuova nazionalità si presuppone trascenda, se non cancelli del tutto, la loro originaria identità.

ETNICO. Il nazionalismo di tipo etnico va fiero delle condivise radici culturali e dell’eredità di un popolo che ha una discendenza comune da un particolare antenato, reale o mitico. L’individuo continua a fare originariamente parte di una specifica nazione, qualsiasi cosa faccia e ovunque si trovi. Per giustificare o spiegare questo immutabile senso di appartenenza vengono spesso invocati legami di sangue o culturali. In base a questa definizione, gli stranieri che vivevano all’interno dei confini statali ma non potevano rivendicare l’appartenenza alla stessa etnia o razza della popolazione indigena non potevano mai diventare cittadini a tutti gli effetti.

Da “1848, l’anno della rivoluzione“, di Mike Rapport, editori Laterza

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