Quando sentiamo parlare di riforma della giustizia dobbiamo, idealmente, mettere mano alla pistola. Dal crollo della Prima Repubblica, dopo Tangentopoli, infatti, la classe politica ha spesso utilizzato termini con un significato specifico, quali “riforma”, “garantismo”, “uso politico della giustizia”; “strapotere”, storpiandone totalmente il senso. Riforma della giustizia è una di queste. Effettivamente l’esigenza di riformare esiste da almeno un quarto di secolo, e riguarda la considerevole lentezza delle procedure penali e soprattutto civili. La classe politica, però, quando chiama a raccolta la stampa e promette riforme “epocali”, non è in questo senso che utilizza l’espressione: attribuisce ai pubblici ministeri un uso politico e distorto della giustizia, tanto che si straparla costantemente di persecuzione da parte delle toghe rosse. È chiaro che un concetto come questo ripetuto da quasi un ventennio crea allarmismo nelle menti degli italiani. In realtà, si è scoperto, i magistrati applicano la legge anche nei confronti della classe politica. Dunque su cosa premono in Parlamento? Anzitutto pretendono due Csm (Cosngilio Superiore della Magistratura) e i pm sotto il potere politico. Tentano di mettere il cappello sulle decisioni oggi indipendenti della magistratura. Read More
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Giustizia: vogliono mettere il cappello sulle decisioni dei Giudici
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Da 17 anni Berlusconi si dice un perseguitato dalla giustizia. Ecco come dovrebbe agire
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Da 17 anni Silvio Berlusconi accusa la Procura di Milano di essere un covo di eversori e un nascondiglio, neanche troppo velato, delle toghe rosse, sempre pronte ad abbattere con indagini “paradossali” i governi di centrodestra , utilizzando la giustizia per fini politici. Ammettiamo che sia vero. Se la magistratura cela al suo interno “un’associazione eversiva” di stampo terroristico-giudiziario, allora bene farebbe qualsiasi cittadino della Repubblica a volersi sottrarre al giudizio della legge e ai tribunali italiani. Infatti, se così fosse, chi ci dice che un’indagine nei nostri confronti non sia altro che una persecuzione giacobina e illiberale? Il sindaco Pietro Vignali, uomo notoriamente di destra, per dire, è indagato per abuso d’ufficio dalla Procura di Parma, città medaglia d’oro alla Resistenza, dunque storicamente di cultura rossa e partigiana. Read More
Il delirio di un uomo comune (che si contraddice)
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Ecco elencate alcune dichiarazioni di Berlusconi fatte negli ultimi due anni di governo:
14 luglio 2008
“sono determinatissimo. Il dialogo non è una mia preoccupazion. Se c’è bene, ma non è indispensabile per cambiare la Costituzione”.
2 0tt0bre 2008
“Procederò con decreti legge in ogni materia che riterrò necessaria, anche imponendo al Parlamento di approvarli. Abbiamo il dovere di governare ma abbiamo a che fare con istituzioni e regolamenti che sono arretrati. I regolamenti vanno cambiati. In Parlamento c’è un popolo di depressi. Non andremo più in Tv a farci insultare”.
11 dicembre 2008
“Sono ancora marxisti [riferendosi all'opposizione, ndr], non si può dialogare. Non accetto di parlare con chi mi accusa di essere Hitler, il diavolo, di non aver voce in capitolo sulla questione morale. Questa sinistra non è democratica” Read More
Ecco perché la nostra privacy non equivale a quella dei politici
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Machiavelli, ne Il Principe, racconta che per perseguire il Bene, dunque la salvezza dello Stato e la sua sopravvivenza, è necessario alle volte entrare nel Male: operare nel Male per perseguire il Bene. Ed è un concetto condivisibile, oltreché chiaro. Penso che nessuno possa controbattere all’idea che l’intercettazione telefonica sia, detto cinicamente ma realisticamente, una violazione della privacy dell’individuo: ascoltare le telefonate di un qualsivoglia cittadino (dall’operaio al rappresentante politico) significa violare un suo diritto fondamentale. Cos’è, dunque, l’intercettazione se non un Male necessario per perseguire il Bene della collettività?
Sappiamo infatti che l’intercettazione telefonica è un mezzo utile (forse non necessario, ma efficace) per scoprire i criminali, soprattutto quelli mafiosi, oltreché un efficiente strumento per combattere i reati contro la pubblica amministrazione (corruzione, concussione, abuso d’ufficio, peculato ecc.). Nell’epoca moderna ci si è posti questa domanda: in che modo è possibile contrastare un anti-Stato, ovvero la criminalità, sempre più forte e specializzato? Ci siamo dunque risposti: sacrifichiamo un poco della nostra privacy. Read More