È di questi giorni il leitmotiv che una volta ucciso Bin Laden si è salvata la democrazia occidentale, come se a minacciarla fosse un agente esterno e non parassiti interni che la consumano puntando diritto al suo cuore: il potere che corre, o dovrebbe correre, dal basso verso l’alto, dal popolo ai suoi rappresentanti. Infatti minaccia infinitamente di più la democrazia di uno Stato una legge elettorale come il Porcellum di Calderoli, che non permette ai cittadini di scegliersi chi li dovrebbe rappresentare, che un Bin Laden qualunque. Questo perché i terroristi fondamentalisti non colpiscono e uccidono per scardinare la democrazia, di cui a loro non frega niente, ma perché non accettano le imposizioni di un’altra cultura. Ma anche fosse, forse che dopo il 2001, anno dell’attentato alle Torri Gemelle, i governi occidentali sono diventati meno esecutivi, i parlamenti meno legiferanti e i voti elettorali meno liberi? Tralasciando queste sottigliezze, poi, c’è da dire che l’islam fondamentalista e l’Occidente non sono altro che due facce della stessa medaglia, il totalitarismo (l’Occidente, ovviamente, è totalitario non con se stesso, ma con “l’altro”). Read More
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L’Occidente è totalitario quanto il fondamentalismo islamico
Category POLITICA
Intervista a Massimo Fini: “In Italia ci sono gli estremi per una rivolta”
Category L'INTERVISTA
Secondo Locke il tiranno è colui che non persegue il bene pubblico ma usa il potere conferito dal popolo a proprio vantaggio privato: viviamo in una tirannia?
Secondo la definizione di Locke sicuramente sì. Il Presidente del Consiglio fa esattamente questo. È una tirannia che naturalmente non ha le forme della tirannia classica, alla Gheddafi. È una tirannia che utilizza i media, il potere del denaro e la prepotenza.
Comprando anche deputati.
Comprando quella che dovrebbe essere la democrazia. Read More
Riflessione sulla morte e sugli eroi
Category FOCUS
La nostra società è pervasa dal culto della morte e dal suo trionfo. Prendiamo ad esempio la guerra in Afghanistan: chi muore in battaglia riacquista il nome e l’identità; presto le foto del caduto saranno note a tutti, sarà svelata la vita privata, gli amori e le vecchie passioni, dolcemente custodite, in attesa del ritorno, nel cassetto dei ricordi in madrepatria. Il soldato caduto in battaglia nei pressi delle provincie di Kabul non rimane più tale, si sveste della penombra che lo avvolge, e portato alla luce dai compatrioti rimasti in Italia verrà chiamato eroe. Eroe perché ucciso in battaglia. Allora sarà il culmine della sua vita, l’apice massimo della sua esistenza: trionferà come uomo e come soldato perché raggiungerà l’estremo, che è la morte. Chi va in battaglia sa di rischiare la vita, è il suo mestiere. Ma chi rimane al di qua dei patri confini (noi) non adora e non stima il soldato, ne rimane indifferente; finché poi non arriva la morte, e dunque il suo trionfo: allora ci ricorderemo di loro. La prova lampante è che conosciamo chi muore, ma non chi sopravvive. Read More