Tutti esaltano la comunicazione internet, la nuova (ormai non troppo), pionieristica frontiera dell’informazione. In realtà a me sembra uno strumento sì efficace, ma pericoloso. Pericoloso perché difficile da controllare. E qui aprirò una parentesi – esco fuori tema appositamente, più avanti capirete perché -: come può una rivoluzione rovesciare un regime (che sia democratico oppure oligarchico poco importa) se il popolo non si riversa nelle piazze, se non imbraccia forconi e fiaccole – senso figurato e romantico delle rivoluzioni che furono – e non pretende furioso la testa dei grandi Re? Quale altro potere efficace ha il popolo se non quello universalmente noto di cambiare gli assetti politici attraverso la violenza (anche la guerra ha queste caratteristiche, ma è una risoluzione estrema tra le Nazioni, e non tra i cittadini e l’apparato governativo)? Nessuno altro. Dicono: la sovranità popolare del cittadino oggi è il voto elettorale. Read More
Archive for the ‘DIARIO DI UN SOPRAVVISSUTO’ Category
La democrazia elettronica è il male delle rivoluzioni?
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Antidemocrazia a Parma: minacciano Battei e il libro di CasaPound: “no ai fascisti”. Ecco perché il gesto è da condannare
Category DIARIO DI UN SOPRAVVISSUTO, DISCRIMINAZIONI, UN OCCHIO SU PARMA
Una settimana fa la libreria Battei di Parma avrebbe dovuto presentare in via Cavour il libro di Domenico di Tullio “Nessun dolore. Una storia di CasaPound” ma, a detta dello stesso Battei, nei giorni precedenti all’evento, oltre a telefonate di clienti rammaricati per lo spazio concesso ai neofascisti (del tutto lecito), la libreria ha ricevuto minacce e “messaggi intimidatori” di personaggi anonimi che avrebbero impedito “in qualunque modo” lo svolgimento dell’incontro. Appare chiaro che le parole “in qualunque modo” non possono essere valutate, come gli antifascisti improvvisati vogliono far credere, un “diritto al dissenso”, bensì una ovvia minaccia, poiché “in qualunque modo” sta a significare “con qualsiasi mezzo, anche non lecito”. Come la violenza. Non concedere la libertà d’espressione a CasaPound è ciò che più di antidemocratico possa esistere, e spiegherò perché. Read More
Non smettiamo di indignarci
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Il fatto è che la gente ha smesso di indignarsi. L’indignazione, infatti, è una grande forza se nelle mani dei cittadini: quando l’opinione pubblica si scaglia sui palazzi del potere (in senso figurato) ed esterna tutta la sua disapprovazione, qualsiasi sia la questione, allora gli arroccati nelle stanze dei bottoni vibrano di paura. Fa parte della storia dell’uomo: i “pochi” governano sui “molti”, usano il potere, a loro conferito, per accontentare i “molti”. La brioche al posto del pane (citazione storica) quando i cittadini si lagnano dell’andazzo, mentre (“i pochi”) si trastullano come porci nel letame (metafora figurata), sguazzando felici nel porcile del potere. Quando il popolo si indigna, però, ecco che cambia tutto: i porci orwelliani fiutano la prospettiva del loro decadimento, dunque si arrabattano per riequilibrare il rapporto tra governati (“i molti”) e governanti (“i pochi”), sperando di frenare la corsa alle rivoluzioni e alla lotta nelle piazze. Una storia vecchia e già sentita. Read More
Ma l’Ordine dei Giornalisti a cosa serve?
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L’altro giorno parlavo con una ragazza. Intende prendere il tesserino da giornalista pubblicista. Le chiedo perché, e lei risponde che un giorno vorrebbe scrivere per una rivista specializzata, e che ha sempre avuto il pallino della scrittura. Bene, questa ragazza non può diventare pubblicista. Vorrebbe, ma non può. Perché i giornali a cui ha chiesto un “contratto” da collaboratore non intendono pagare i collaboratori. Cioè questa ragazza dovrebbe lavorare gratis, e scrivere i pezzi che su commissione le propinano. E si sa: se per due anni consecutivi di lavoro non si riceve retribuzione, nessuno potrà mai diventare pubblicista. Dunque addio sogno. Non è un caso isolato, oggi è la prassi: i giornali non pagano i collaboratori. E pretendono che i collaboratori lavorino senza essere pagati. Un po’ come se un calzolaio, che di mestiere fa soltanto questo, fosse costretto a lavorare senza guadagnare; come se un operaio lavorasse in fabbrica senza stipendio, e così via. I giornalisti che hanno avuto fortuna (come me) di diventare, appunto, giornalisti, sono pagati per sopravvivere. Read More
Voltaire, più avanti di noi già 300 anni fa
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sono giorni da viaggiatore, tra Parma e Bologna, bed & breakfast improvvisati, caffè amaro e camere da letto in stile anni ‘50. Termosifoni bollenti e lenzuola linde, con quell’odore di polvere e antico. Con lo zaino sulle spalle, scendendo per via Amendola (improvvisazione, boicottaggio degli autobus, soddisfazione) affollata, quasi come fosse New York durante una mattina di mezza settimana. Verso la Torre degli Asinelli, in Strada Maggiore 6, alla segreteria dell’Ordine dei Giornalisti. Prendere il treno è sempre un’avventura. Ed è proprio sul treno, tra Castelfranco e Bologna Centrale, che scopro con piacere Voltaire. Che uomo. Avanti seppur il tempo era (dico per noi) di un altro mondo. Nel ‘700 raccontava perle che oggi la gente fatica a capire. E mi sono accorto, nel leggere “Sulla Tolleranza”, che il mondo non è cambiato. Read More
Pd, candidati, dichiarazioni e scelte: tutte le idee che virano a destra
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è inutile continuare a parlare di “legislatura fino al 2013″, di “maggioranza compatta”, di “no al voto anticipato”, fingendo tranquillità quando la barca affonda. Per un motivo che è anche una tappa cronologica della vita della nostra Repubblica: dati alla mano, mai nessun governo è arrivato alla fine della propria legislatura, lunga 5 anni. Il più longevo di tutti è stato il Berlusconi II, in carica dall’11 giugno 2001 fino al 23 aprile 2005, qualcosa come 3 anni e 10 mesi. Prima del record berlusconiano, soltanto Craxi aveva fatto meglio (4 agosto 1983, 30 luglio 1986). Aggiungiamoci poi la crisi interna della maggioranza, spaccata tra futuristi e pidiellini, causata dall’espulsione di Fini dal partito delle libertà. Crisi acuita dalle ultime dichiarazioni del premier (“il governo va bene, se il centrodestra perde consensi è colpa del Pdl”), e dalle indagini della magistratura che negli ultimi mesi ha sfondato un muro d’omertà, scoprendo logge massoniche di “vecchietti sfigati”, cricche targate Protezione Civile, scandali eolici e appartamenti svenduti all’insaputa dei compratori (vedi Scajola). Read More
A proposito dei giudici eversivi…
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proprio in questi giorni (4 ottobre 2010) è ritornato di moda attaccare la magistratura, accusandola di nascondere nel suo ordinamento una associazione a delinquere, dunque di natura criminale, con lo scopo di sovvertire e dilaniare i Poteri dello Stato, attraverso inchieste farlocche e delegittimazione delle istituzioni. Mi sono trovato a discutere di tale argomento con una collega, secondo la quale la divisione dei poteri costituzionali (esecutivo, legislativo e giudiziario) è stato stravolto dalla magistratura a partire dal ben noto processo Mani Pulite. Nella sostanza questa è la tesi: “affinchè in un paese ci sia giustizia vanno distinti i tre poteri, e nel nostro paese questo non esiste più dal processo Mani Pulite: la corruzione [dei politici di allora, ndr] è stata l’arma per buttare già la costituzione italiana”. Ovviamente all’accusa non è seguita una prova dei fatti, o un benché minimo straccio di prova di quel che si dice. Definire poi la corruzione “un’arma per buttare giù la costituzione”, e non un grave reato da perseguire è già avvincente, tanto più che proprio la Costituzione sancisce “l’obbligatorietà dell’azione penale”. Read More
Le contestazioni al Partito Democratico: cari politici, è colpa vostra
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ritengo che quando la folla che Fassino ha definito “squadrista” ha fischiato Schifani, ho con il pensiero applaudito l’iniziativa che, checché se ne dica, non poteva trattarsi di un’azione squadrista, o come si è anche detto, fascista. Quando la folla ha fischiato Bonanni, ho pensato ad altro, e non ho applaudito. Ma non tanto perché Bonanni non doveva essere fischiato o “pernacchiato” (l’accusa era la disdetta del contratto dei metalmeccanici). No. Per l’esasperazione della contestazione. Non potrei soffermarmi sul motivo delle contestazioni, poiché lo riconosco, non homolto seguito la vicenda del contratto e le parole del Bonanni. Posso invece soffermarmi sull’esasperazione della folla. Una cretina ha lanciato un fumogeno che ha sfiorato il leader Cisl. Read More
Le balle dei furbetti del bavaglio
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Caro diario,
oggi possiamo dirlo: abbiamo un governo di empirici. Infatti non bastavano le frottole del Guardasigilli Alfano per scongiurare il rischio di vederci propinare su tutte le reti nazionali calcoli strampalati, e farlocchi, sulle intercettazioni telefoniche. Oltre al Ministro della Giustizia, difatti, s’è messo pure il capo del governo a sciorinare dati falsi. Il bello, anzi il brutto, è che poi la gente non s’informa, e ci crede. Read More
Lettera aperta di un giornale locale a Silvio Berlusconi
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di Gaetano Alessi
24 maggio 2010
Gentilissimo Presidente
Le scrivo in rappresentanza delle centinaia di testate locali che ogni giorno, nel nostro paese, si battono per la libertà d’espressione. Piccoli “nidi di ragno” innestati in territori spesso difficili o come, nel nostro caso, in terra di mafia, clientelismo e corruzione. Gentilissimo Presidente, ogni giorno “giornalisti per amore” vengono pestati, minacciati, intimiditi per l’unica colpa di volere raccontare la verità, di tentare di rendere onore ai padri costituenti che ci regalarono l’Articolo 21 della Costituzione ed, insieme ad esso, la democrazia e la libertà col costo di migliaia di vite umane.
Siamo carne da macello, signor Presidente, alla mercé di mafiosi, politici corrotti e scagnozzi che vogliono rendersi belli agli occhi dei capi. Spesso soli nelle nostre battaglie, nelle denunce da Trento a Trapani. Read More

